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di Alessandra Verducci

Fonte: www.laveracronaca.com

il-boom-dei-veganiIn aumento le diete veg. Sempre più persone, in Italia, scelgono di non mangiare animali. E i grandi distributori di generi alimentari se ne sono accorti. Così, sugli scaffali e nei banchi frigo degli ipermercati, è sempre meno insolito trovare prodotti veg, cioè animal free. Latte, hamburger e cotolette di soia, tofu e seitan (estratto dal glutine di grano o di altri cereali) sono quelli più esposti tra le file di scaffali, altri, come il mopur (grano e ceci), i formaggi, gli affettati, il pesce e il vino veg, tanto per elencarne alcuni, sono invece più facilmente reperibili nei negozi specializzati, che vendono e distribuisco soprattutto on-line.

In aumento anche i ristoranti vegetariani e vegani, mentre in quelli ‘onnivori’, non è più tanto inconsueto trovare proposte alimentari specificatamente veg. Diversi, infatti, i ristoranti tradizionali che affiancano ai propri piatti, nei menu, scelte gastronomiche alternative prive di proteine animali, che non sono più semplici piatti di insalata, ma elaborate e gustose pietanze. E poi ci sono i bar che espongono cartelli con suggerimenti gastronomici dolciari privi di derivati animali, accompagnati da schiumosi cappuccini con latte di soia, le pizze al taglio veg, gli aperitivi veg, i parrucchieri veg, i vegan coach, che aiutano ad impostare un’alimentazione vegetariana e vegana a basso impatto ambientale, insomma, l’approccio al veg sta diventando sempre più facile e condiviso.

Differenze tra vegani e vegetariani:

I dati Eurispes confermano questa tendenza, questo cambiamento di rotta in fatto di abitudini alimentari. Il 7,1% della popolazione italiana, nel 2014, ha detto: no animali nel piatto. Vegetariani e vegani sono arrivati a 4,2 milioni, contro i 3 milioni e 720mila del 2013. Tra gli intervistati, i vegetariani, quelli che aboliscono il consumo di carne, compresi pesci e crostacei, ma ammettono l’utilizzo dei derivati animali (latte, uova, formaggi e miele) sono il 6,5%, erano il 4,9% nel 2013, mentre i vegani, quelli che non contemplano nella lista della spesa né i prodotti di origine animali né i derivati, sono l’1,1%, contro lo 0,6% dello scorso anno.

Una crescita notevole, che coinvolge anche il bio (+8,8% contro un -3,7% relativo ai consumi alimentari convenzionali) quel sistema produttivo operante nel rispetto dei cicli della natura e che, quasi sempre, è alla base dei prodotti alimentari delle diete veg, tanto che queste potrebbero meglio definirsi diete Bio-Veg. A proposito di bio, c’è da ricordare che l’Italia è il primo paese europeo per esportazioni di alimenti biologici, che finiscono poi quasi tutti in Germania, la più veg fra le europee, con 7 milioni tra vegetariani e vegani. Il giro d’affari di questo export ha il suo peso, 3 miliardi di euro, ed è superiore a quello relativo la domanda interna, 2.011 milioni di euro, che fa registrare, comunque, un tasso di crescita non indifferente, addirittura più elevato in tempo di crisi economica (+7,8%) rispetto al periodo pre-crisi (+3%).

I consumi alimentari convenzionali sembrano dunque rinnovarsi, propendendo per una scelta di cibi sempre più naturali, controllati, genuini, etici, garantiti e verdi. Il 24,9% degli intervistati, sempre nel corso della raccolta dati Eurispes 2014, sceglie una dieta animal free per motivi salutistici, perché la carne ‘fa male’. A dirlo non sono solo loro, ma anche scienziati come Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale, docente universitario ed ex Ministro della Salute. “La carne è dannosa – sostiene il prof. Veronesi - Le proteine animali non servono a niente, servono solo a complicare la vita al nostro fegato e ai nostri reni”.

Dalla salute all’etica: i perché della scelta Veg

Da tenere in conto che i vegetariani vivono in media sette anni in più dei non vegetariani. “La carne non serve a niente – insiste l’oncologo - Semmai, nel nostro metabolismo, rende tutto più complesso". In natura si trovano tutte le proteine possibili e immaginabili, tutte le vitamine e i sali minerali. Lo sa bene il toro, continua a dire il prof. Veronesi: “Animale fortissimo di notevole stazza muscolare che cibandosi di erba ha trovato le proteine necessarie per sostenersi in ottima salute”. Altra motivazione, quella più forte, che incentiva il 31% degli intervistati, tra vegetariani e vegani, a non mangiare la carne, è quella etica, sostenuta dalla sensibilità e dal rispetto nei confronti degli animali. Ultima motivazione, ma non meno importante, bandiera del 9% degli intervistati, è quella riguardante la tutela dell’ambiente. E’ sempre più necessario, per cercare di salvaguardare il futuro, preferire prodotti la cui produzione minimizzi l’impatto delle attività umane sull’ambiente, prodotti che non incoraggino l’uso di sostanze chimiche di sintesi, diserbanti, pesticidi, anticrittogamici e fertilizzanti, i residui dei quali, poi, si ritrovano anche concentrati in ciò che si mangia.

Nella carne, oltre a questi residui, dovuti alle sostanze di cui sopra, usate per garantire la resa delle colture destinate alla produzione dei mangimi, è facile ritrovare anche quelli farmacologici e questo perché gli antibiotici ‘legali’, negli allevamenti intensivi, dove le malattie causate da stress da sovraffollamento e da debolezza congenita, causata questa dalle eccessive manipolazioni genetiche operate per ottenere animali “iperproduttivi” ma facilmente soggetti alle malattie, sono largamente usati per consentire il controllo delle epidemie e, quindi, per scongiurare lo svilupparsi di controproducenti, economicamente parlando, mortalità.

Illeciti e frodi su carni e altri prodotti:

Continuando ad analizzare tutte le possibili ragioni che inducono a scelte alimentari sempre più bio-veg, c’è un’altra variabile da mettere in conto. La forte richiesta di carne sul mercato, non fa che incentivare gli illeciti in materia di allevamenti, produzione e commercializzazione. Macelli clandestini, importazioni di prodotti di dubbia provenienza, uso illegale di sostanze farmacologiche, elisione di controlli, insomma, una bella serie di problemi in ascesa che ricadono tutti sulla salute e sulle tasche di chi compra e, ovviamente, sugli animali. Ma c’è da scrivere che anche altri generi alimentari, soprattutto quelli di prima necessità, non si salvano dagli illeciti. A rischio illegalità sono pure: latte, mozzarella, acqua minerale, farina, burro, frutta, verdura, pane, zucchero e caffè.

In questi tempi di crisi economica, la branca agroalimentare è in controtendenza, invece di affogare, come la maggior parte dei settori economici, emerge quale fonte di guadagno certo, nessuno, infatti, può evitare di spendere soldi per mangiare, tanto che è divenuta un’area d’investimento sicuro e prioritario sia per le corporazioni dell’agroalimentare, multinazionali, holding, sia per la malavita, conosciuta in questo campo come Agromafia.

Agromafie e scarsa qualità dei prodotti low cost:

Valutato 14 miliardi di euro, nel 2013, il volume d’affari complessivo delle Agromafie, con un aumento del 12% rispetto al 2012, a conferma, appunto, della controtendenza di questo settore rispetto al momento recessivo del Paese. E c’è da tenere bene a mente, a dichiararlo è Coldiretti, che il controllo della ‘malavita’ non è solo sulla produzione e distribuzione illegale di generi alimentari, ma anche su quella legale. Su 39.308 controlli effettuati dai Nas, 13.225 casi sono risultati non in conformità.

Le frodi a tavola, in Italia, hanno avuto, negli ultimi anni, un incremento del 248%, con riferimento a bevande e cibi sequestrati perché adulterati, falsificati o contraffatti. Dei 441 milioni di euro sequestrati, la maggior parte riguarda prodotti alimentari, soprattutto la carne, con il 25%; seguono farine, pane, pasta (15%); latte e derivati (9%); vino e alcolici (7%). Un dato significativo e sconcertante è che la frode alimentare, crimine odioso e ingannevole, si perpetra più facilmente ai danni di chi ha meno possibilità di spesa, quindi di scelta, ed è costretto a fare acquisti low cost.

Tendenze bio – veg: cibi etici e sani

Dietro i prodotti a basso costo, infatti, si nascondono spesso ingredienti di dubbia qualità, metodi alternativi di produzione e ricette modificate, che richiedono un minore investimento iniziale. Ecco che allora, alla fine, letti i dati e valutati i possibili inganni, torna a spiegarsi, con ulteriori motivazioni, la significativa tendenza bio-veg degli ultimi tempi, intesa come necessità di cambiare le cose, di tutelarsi e di tutelare, di rispettare le persone, gli animali e l’ambiente, scegliendo cibi etici, sani, leggendo l’etichetta, informandosi su cosa c’è dentro e dietro ciò che si mangia, senza accontentarsi di consumare il prodotto finito e messo nel piatto, scegliendo poi di premiare chi agisce nel giusto, per il bene di tutti e senza nuocere ad alcuno. Molta informazione circa il bio-veg, cos’è, come si sta muovendo, dove sta andando, è facilmente reperibile nel corso di alcuni eventi a tema, fruibili da tutti e poco pubblicizzati dai canali ufficiali.

Uno di questi è L’Isola di Veg, che sarà a Trevignano Romano il 7 e 8 giugno 2014 (www.lisoladiveg.it). L’Isola, quest’anno alla sua seconda edizione, oltre ai tanti stand, ricchi di gastronomia, degustazioni e artigianato, propone varie conferenze e dibatti, tenuti da specialisti, soprattutto sulla nutrizione, alimentazione e qualità dei cibi.
E’ un evento gratuito, un momento di conoscenza e ricreazione, dove non mancano suggerimenti e novità, eco-compatibili, che potrebbero di certo aiutarci a gestire il nostro oggi con più equilibrio, per cercare di rendere migliore e possibile il domani.